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lo voglio a casa. #home #letman
Saranno dieci quindici giorni che non litighiamo
mai,
niente, mai una parola fuori posto,
parliamo come a scuola,
alziamo persino la mano per dire qualcosa,
un’educazione e un rispetto, merce rara,
e poi dopo facciamo di quei discorsi ma dei discorsi,
che non sono dei discorsi, sono delle poesie,
chiacchieriamo fino, ci guardiamo negli occhi,
un amore, ci vogliamo un bene e un bene che chissà,
che era un bel pezzo che non ci volevamo un bene
così,
che sembra di vederne dei mucchietti, in tutti gli
angoli della casa, di questo bene qui,
«Stella» io la chiamo Stella «comincio ad apparec-
chiare intanto che vai in doccia?»
io apparecchio in un modo ma in un modo, per
farle piacere, lei ci tiene molto,
che neanche a nozze apparecchiano così, faccio
persino una barchetta con il tovagliolo,
lei va matta per le mie barchette con il tovagliolo,
«Sì Amore» lei mi chiama Amore «tu apparecchia
che arrivo subito!»
Poi dopo, appena sento dal bòiler che ha finito, la
vado a prendere,
le metto le mani sugli occhi, la porto in cucina,
la faccio sedere a tavola e le tolgo le mani di colpo,
e lei «Amore… I love you!» e io «Stella, anch’io…»,
dieci quindici giorni così, un romanzo!
Ma ieri sera, dio scannato, s’è chiusa in camera per
due ore,
e ho sentito che piangeva, sottovoce.
«I love you…» diceva al telefono.
Giovanni Previdi, Due fettine di salame
(via valinonfarumore)
(via valinonfarumore)
