ho gli occhi curiosi
facciamo una gitina, dai

facciamo una gitina, dai

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11 ore fa
vintagegal:

Disney’s Alice in Wonderland (1951)

vintagegal:

Disney’s Alice in Wonderland (1951)

(via missbarattolo)

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5 giorni fa
dazily:

I went to this book store and their books were wrapped up in paper with small descriptions so no one would “judge a book by its cover”

dazily:

I went to this book store and their books were wrapped up in paper with small descriptions so no one would “judge a book by its cover”

(via hoplalalaa)

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151625
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5 giorni fa

Italo Calvino - Il barone rampante (1957)

(Fonte: italocalvinoblog, via valinonfarumore)

E lei: Tu credi che l’amore sia dedizione assoluta, rinuncia di sé.
Era lì sul prato, bella come mai, e la freddezza che induriva appena i suoi lineamenti e l’altero portamento della persona sarebbe bastato un niente a scioglierli, e riaverla tra le braccia… Poteva dire qualcosa, Cosimo, una qualsiasi cosa per venirle incontro, poteva dirle: “Dimmi che cosa vuoi che faccia, sono pronto.” e sarebbe stata di nuovo felicità per lui, la felicità insieme senza ombre. Invece disse: “Non ci può essere amore se non si è sé stessi con tutte le proprie forze.”
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1 settimana fa

thatkindofwoman:

Absolutely amazing, riveting, and breathtaking. Our bodies are capable of such feats. 

via missjennab:||blackswanyoga:

Variations on Sun Salutations

Philip Askew and Lydia Walker

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1 mese fa

seebytouch:

Tell me how you feel. If you care about me, tell me. Don’t assume that your actions communicate this.”—Z

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1 mese fa

Come mai

Siccome voglio provare a tenere una scuola di scrittura a dei bambini, l’altro giorno son stato a Reggio Emilia al centro internazionale Loris Malaguzzi che è un posto dove, tra le altre cose, è possibile consultare il materiale prodotto dalle scuole dell’infanzia di Reggio Emilia che, com’è noto, dicono siano le scuole dell’infanzia migliori del mondo.

Io non lo so se è vero, che son le migliori del mondo, quello che so è che ho passato un paio d’ore a leggere questo materiale e mi sono segnato certe frasi dette dai bambini delle scuole dell’infanzia di Reggio Emilia, per esempio: «La musica aiuta le gambe per danzare», oppure: «Sono nato dalla pancia della mamma, mi sono girato, mi sono liberato e sono nato», o ancora: «Il giornalaio e l’edicola son la stessa cosa, giornalaio è il suo nome, edicola il suo cognome».

O, in una serie di osservazioni sulla città: «nella città ci sono due inizi, e in mezzo, proprio in mezzo, c’è la fine»; «le città sono sempre state costruite perché se no senza città tutte le persone rimanevano in piedi e stavan sempre in giro».

Oppure, in una serie sulle banche: «Te vai in banca e gli dici: Buongiorno, sono venuto a ritirare un po’ di soldini, e loro te li danno. Quando li hai finiti ci torni, loro ce ne hanno sempre, non possono restare senza, se no non si chiamerebbero Banca».

O, sulle biblioteche: «La Biblioteca è gentile perché presta i libri a tutti».

O, sulle ombre:  «Tutto ha un’ombra meno le formiche».

O, sugli affreschi: «Gli affreschi si chiamano affreschi perché stanno in cielo, e il cielo è fresco».

Dopo, tornando in treno dal centro internazionale Loris Malaguzzi, l’altro giorno, mi è venuto da chiedermi come saranno, tra quindici anni, le frasi che questi bambini, diventati ragazzi, scriveranno nei loro temi l’anno magari che daranno l’esame di maturità.

E dopo, arrivato a Bologna, sono andato alla libreria Coop Ambasciatori, ho aperto un libro, ho guardato la nota biografica e ho letto che quello scrittore lì, che si chiama Lorenzo Silva, e è nato a Madrid nel 1966, «è autore di numerosi libri», e ho pensato che nelle quarte di copertina i libri son sempre numerosi, non sono mai tanti; e che la scuola il mestiere che fa, forse, è un po’ quello lì, di dare un tono alle nostre scritture, di insegnarci a scrivere in una lingua che non è esattamente la nostra lingua madre, una lingua dove non si arriva ma si giunge, dove non ci sono mamme ma madri, e non ci sono babbi ma padri, e non ci sono vecchi ma anziani, e non ci sono macchine ma autovetture, e non si dice «Che ti venga un canchero» ma «Vai al diavolo», e mi è venuto in mente lo scrittore e matematico russo Aleksandr Zinov’ev che nel libroCime abissali si chiede come mai, in Unione sovietica, l’università riusciva a produrre, dalle decine di migliaia di studenti dotati che tutti gli anni si iscrivevano, quel centinaio di burocrati che ogni anno si laureavano con il massimo dei voti, e mi è venuto da pensare che un lavoro come quello che fa il centro internazionale Loris Malaguzzi, di conservare quelle scritture così belle, così poetiche e così strampalate, è un lavoro che meno male che c’è qualcuno che lo fa.

[Paolo Nori]

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1 mese fa
shoppedtattoos:

#marilynmonroe #shoppedtattoos

bella.

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1 mese fa

solofumo:

a volte mi proteggo così forte che mi faccio male da sola.

(via valinonfarumore)

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1 mese fa
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